“Citazioni d’uso per vivere guareschianamente” – Fëdor Michajlovič Dostoevskij

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“Citazioni d’uso per vivere guareschianamente” 

Il mondo di Mondo piccolo attraverso le parole di grandi cristiani.

Fëdor Michajlovič Dostoevskij nasce a Mosca nel 1821. E’ il secondo di sette fratelli nati dal matrimonio tra Andreevič Dostoevskij, medico proveniente da una nobile famiglia ormai decaduta e Marija Fëdorovna Nečaeva, figlia di ricchi commercianti, donna allegra e molto religiosa, sarà infatti lei a far conoscere la Bibbia ai figli. Dopo la sua morte prematura nel 1837, Fëdor sotto la pressione del padre (che morirà ucciso due anni più tardi) si iscrive alla Scuola Superiore del genio militare di San Pietroburgo, dove studia ingegneria militare di controvoglia, essendo il suo animo ormai tutto votato alla letteratura. 

Tuttavia solo nel 1844 Dostoevskij si decide a lasciare la carriera militare per dedicarsi interamente alla scrittura: nel 1846 viene alla luce il suo primo libro “Povera gente”, incentrato sulla resistenza dell’uomo alla miseria e alla cattiva sorte. Il libro ottiene ottimi riconoscimenti dalla critica, il che spinge lo scrittore, nell’estate dello stesso anno, a lavorare ad altre opere tra cui “Il sosia” e “Le notti bianche”. 

In questo periodo egli si avvicina a esponenti socialisti russi di spicco, che gli costano l’accusa di cospirazione e di conseguenza la pena di morte tramite fucilazione. Solo sul patibolo Dostoevskij viene a conoscenza di essere stato graziato dallo zar Nicola I, che riduce la sua pena a quattro anni di lavori forzati. 

Così nel 1849 parte per la Siberia: la segregazione lo prova duramente nel corpo e nello spirito, lasciando in lui un segno indelebile, ben visibile nelle opere successive, in cui, ad esempio, riflette a più riprese circa il problema del male. 

Nel 1854 viene mandato a Semipalatinsk per buona condotta come soldato semplice. Qui assumono grande importanza due eventi: le nozze con Marija Isaijeva, vedova con un figlio, che nonostante si riveli essere la donna sbagliata, sarà legata allo scrittore fino alla morte di lei e l’amicizia con il giovane procuratore Alexander von Wrangel, che gli fa riscoprire la voglia di vivere e, soprattutto, la voglia di scrivere. In particolare egli instilla in  Dostoevskij un notevole interesse per i processi giudiziari, ben visibile nella sua opera “Delitto e Castigo” pubblicata nel 1866, quando lo scrittore già aveva fatto ritorno a Pietroburgo e fondato insieme al fratello la rivista Vremja, in opposizione alle nuove correnti intellettuali occidentalizzanti. 

Nello stesso periodo Dostoevskij conosce e sposa una giovane stenografa, Anna Grigor’evna Snitkina che gli permette di pubblicare con una certa rapidità “Il giocatore”, incentrato sul degrado umano prodotto dal vizio del gioco. Nel 1867 inizia e conclude “L’idiota”, opera di grandissimo successo, a cui seguono altri capolavori come “L’eterno marito” e “i demoni”. Quest’ultimo è il romanzo di vera rottura con il suo passato nichilista e scettico. 

Dopo aver pubblicato nel 1873 “Diario di uno scrittore”, in cui raccoglie una serie d articoli di attualità, in cui emerge chiara la sua posizione conservatrice, dal 1879 gli viene diagnosticato un enfisema polmonare. Lo scrittore tuttavia continua la sua attività dedicandosi alla stesura de “I fratelli Karamazov” la sua opera più densa e più amata. 

Si spegne il 28 gennaio del 1881, nello stesso appartamento dove oggi si trova il museo a lui dedicato. 

Sebbene sarebbe errato definire Dostoevskij un teologo, è altrettanto vero che molti dei suoi romanzi possono essere definiti “teologici”, per via del tema centrale all’interno di essi: il rapporto tra l’uomo e Dio. Grande sostenitore della Chiesa Ortodossa, questo scrittore rivendica l’importanza di una fede semplice e sincera, riportando al centro dell’interesse la questione etica, vero motore delle vicende narrate. Tutto ciò che assume valore all’interno del suo pensiero, la libertà, il valore dell’uomo, la moralità, non può prescindere dall’esistenza di Dio.

Nulla può prescindere dal divino, questa è la grandezza del mondo piccolo di Dostoevskij. Ogni azione, ogni scelta, ogni riga scritta non può essere slegata dal filo rosso che tiene unito tutto dotandolo di senso e le opere di uno scrittore onesto che pure ha vissuto un’esistenza tormentata e complessa non può prescindere da questa consapevolezza. 


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