Il mondo a disegni – Le vignette del Bertoldo parte 2 – Varie

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La genialità multimediale di Giovannino Guareschi raccontata attraverso

illustrazioni, disegni e vignette.

Come abbiamo avuto modo di spiegare nel primo articolo della rubrica, nel 1936 Giovannino Guareschi inizia il suo impiego come giornalista della nuova rivista il “Bertoldo” sotto la guida di Cesare Zavattini. Fin dai primi numeri Giovannino si distingue non solo per le innate abilità di scrittore, ma ma anche per il talento di disegnatore: nascono così alcuni dei personaggi più amati del giornale, che assumo una riconoscibilità immediata e instillano nei lettori una simpatia istintiva, perché raccontano la vita di tutti giorni in modo bonario e scherzoso, prendendo in giro le idee alla moda del primo dopoguerra con umorismo, ma senza malizia: l’acutezza dell’osservazione e la capacità di cogliere i paradossi certamente non mancano al giovane giornalista. 

Uno dei bersagli preferiti di Giovannino sono gli intellettuali, i finti intellettuali e la cultura in generale. A più riprese, per esempio, appaiono sul “Bertoldo” delle velate parodie al settimanale “Omnibus”, diretto da Leo Longanesi. In questo caso il lettore medio del giornale viene ritratto come l’intellettualoide politicamente corretto e come tale si comporta, dando adito a giochi di parole e battute.

Raccontando il Bertoldo non possiamo dimenticare la serie “I bruttissimi, i cattivissimi, gli infernali”ometti bassi, tarchiati disegnati nelle più svariate situazioni. A una lettrice che chiede a Guareschi come mai ritragga sempre degli uomini così brutti, lui risponde “Non lo so; probabilmente per consolarmi, facendo credere a me stesso che al mondo c’è della gente più brutta di me…”. 

Uno dei periodi grafici più felici per Giovannino è quello rappresentato dalla serie “Gli stati piccolissimi” che narra le preoccupazioni del re di uno stato ideale, impegnato a dirigerne l’economia, i rapporti esteri e la diplomazia. Un re che tuttavia non riesce a fermare l’avanzata della guerra che va affrontata con tutti i crismi di uno stato di prim’ordine, una guerra che però non inizia mai. I nemici non sembrano affatto spietati avversari sul campo di battaglia, tanto che talvolta il nemico dimentica di presentarsi. Tutta la guerra si gioca sul paradosso e sulla sdrammatizzazione, tanto che spesso la regina se ne esce con qualche frase del tipo: “Come se non lo sapessi che non state facendo la guerra, tu e il re di Stivonia avete inventato questa faccenda per trovarvi al caffè dove giocate a carte!”. 

Gli stati piccolissimi” introducono un tema su cui Giovannino Guareschi scrive e disegna molto la guerra. Occorre sdrammatizzare la guerra, occorre distorcerla per capirla. Guareschi fin dall’annuncio dell’intervento dell’Italia nel conflitto mondiale, inventa numerose vignette contro l’allarmismo, a cui collega la serie del “fesso di guerra” un omone smisuratamente grande che sussurra nelle orecchie dell’ignaro cittadino una serie di notizie ridicole: Guareschi gonfia le situazioni a tal punto da farle esplodere, rivelando così la realtà per quella che è e cioè, il più delle volte, ridicola. 


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