Il volto nascosto di Giovannino Guareschi – “Non muoio neanche se mi ammazzano”

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Lo scrittore dietro ai racconti:

chi era, cosa pensava, come viveva il padre di don Camillo e Peppone attraverso curiosità, aneddoti e citazioni.


Il 20 settembre 1943 Giovannino Guareschi è in viaggio, scortato dalle truppe tedesche e diretto a nord. Come lui sono in marcia altre centinaia di migliaia di militari italiani che dopo l’armistizio del governo Badoglio, annunciato dodici giorni prima, hanno deciso di non tradire il giuramento al re e quindi di non collaborare con i nazisti.

Il 20 settembre 1943 Giovannino Guareschi si trova a camminare per le vie di Czestochowa preceduto da nove compagni e scortato dal capitano della Gestapo che, chissà perché, ha scelto qualche prigioniero per accompagnarlo in una passeggiata fino al Santuario della Madonna Nera. Strano, Czestochowa è una cittadina polacca ormai desolata, utilizzata come punto strategico di smistamento, per di più i tedeschi non sono certo tipi da gite turistiche: tutto deve essere veloce, efficiente. Eppure il 20 settembre di quell’anno maledetto Giovannino cammina sotto il cielo della Polonia, tra i profili delle case di una città piegata dall’occupazione, dalla fame e dalla guerra.

Il santuario di Czestochowa

Ma non è così ovunque, qualcosa riesce a salvarsi dalla povertà e dal silenzio, palpabili in quell’aria fresca di primo autunno e Giovannino lo scopre appena mette piede nella basilica: sì, dentro quella chiesa al deportato 6865 tutto pare cambiare: “Dopo un mese di vita in ambienti in cui tutto trasuda sporcizia e disperazione, dove ogni parola è un urlo, ogni comando è una minaccia, trovarsi d’improvviso in quell’aria serena, in mezzo a quel barbaglio d’oro, a quella calda onda di musica! …”. Sentendo i monaci cantare, vedendo centinaia di fedeli ascoltare con devozione la celebrazione delle funzioni, Guareschi continua: “Si leva un canto dalla folla pare la voce stessa della Polonia: un dolore dignitoso di gente usata da secoli ad essere schiacciata e a risorgere. Di gente che viene uccisa sempre e non muore mai”. La guida che li conduce dentro al santuario spiega che tutte le campane in Polonia tacciono in segno di lutto dal giorno dell’occupazione.

La Madonna Nera di Czestochowa

Giovannino si ferma: “I prigionieri scendono verso la città e io penso a quelle campane che da quattro anni sono mute. Sentirò suonare le campane di Polonia?”, respira profondamente, riapre gli occhi e si vede comparire davanti un bambino polacco da visino sottile che gli tende una mela: “sulla corteccia rossa e lucida della mela vedo l’impronta dei dentini del bimbo e penso a mio figlio. Lo zaino non mi pesa più, mi sento fortissimo. Lo debbo rivedere, il mio bambino: il primo dovere di un padre è quello di non lasciare orfani i suoi figli. Lo rivedrò. Non muoio neanche se mi ammazzano!”.

Giovannino senza rendersene conto urla quella frase a voce così alta e ripetendola così tante volte che non solo il capitano della Gestapo non riesce a farlo tacere, ma i suoi compagni si uniscono al coro. La voce “del suo prigioniero” ha parlato, continuerà a parlare fino alla sua liberazione e sarà così forte da scandire ogni suo passo di andata e di ritorno dal lager, così insistente che pervaderà ogni muscolo e ogni pensiero tanto da tenerlo vivo per davvero.

Ma Guareschi non sopravvivrà semplicemente al lager: in un luogo dove sarebbe istintivo pensare che l’uomo sia stato lasciato solo, lui ci trova il Buon Dio e con la fede riscoperta aiuterà a tenere vivi decine e decine di compagni.

Tiene vivi anche noi, il nostro Giovannino, generazioni di lettori salvati dalla desolazione, riportati alla speranza grazie a una matita e un blocco di appunti.


2 Comments

Pietro · Febbraio 13, 2019 at 10:49 am

Fantastico

Pietro · Febbraio 13, 2019 at 10:50 am

Veramente molto toccante !

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