“Citazioni d’uso per vivere guareschianamente” – John Henry Newman

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“Citazioni d’uso per vivere guareschianamente” 


Il mondo di Mondo piccolo attraverso le parole di grandi cristiani

John Henry Newman (1801 – 1890), primo di sei fratelli, nasce a Londra il 21 febbraio 1801 dal matrimonio tra John Newman e Jemina Fourdrinier. L’attaccamento della madre alla fede anglicana viene recepito in profondità dal piccolo John, di indole buono e riflessivo. Dopo aver frequentato la scuola di Ealing, sotto l’influsso del pastore Walter Mayers, Newman abbraccia, nel 1816, la fede protestante: è il periodo di quella che egli chiamerà la sua “prima conversione”.

Nel 1817 entra al Trinity College di Oxford e il 13 giugno del 1824 viene ordinato diacono nella Chiesa anglicana.

Nel frattempo dopo aver frequentato per un certo periodo il gruppo dei teologi liberali, detti noetics, che cercano di spiegare razionalmente i dogmi e la fede cristiana, Newman se ne allontana, avvicinandosi alla High Church, corrente della chiesa anglicana descritta come una sorta di “Anglo-cattolicesimo”, per l’attenzione dedicata al rituale eucaristico, l’importanza dei sacramenti e una certa benevolenza nei confronti delle tradizioni cattoliche. 

Nel 1832 Newman accetta di accompagnare l’amico  Richard Hurrell Froude, malato di tubercolosi, in un viaggio sul Mediterraneo: questa occasione per il giovane teologo è l’anticamera della svolta, Newman rimane infatti particolarmente affascinato da Roma, la Città Eterna dove hanno versato il loro sangue i martiri e nella quale gli è possibile incontrare importanti esponenti del mondo cattolico e approfondire la propria conoscenza della patristica e della Chiesa Romana. 

In Sicilia tuttavia Newman si ammala gravemente: durante la malattia capisce di essere chiamato all’opera di apostolato nella propria patria. Fa ritorno in Inghilterra, dove fonda e anima il Movimento di Oxford, contro le usurpazioni dello Stato nei confronti della Chiesa. Il Movimento si basa sulla stesura di brevi opuscoli, i “tracts”, molti dei quali redatti da Newman stesso. Se nei primi egli propone una “seconda riforma” della chiesa protestante, una sorta di via media tra protestantesimo e cattolicesimo, via via gli scritti riflettono un pensiero sempre più convintamente cattolico. Tuttavia Newman, che pure aveva iniziato a recitare il breviario romano, ritiene ancora di poter rimanere anglicano pur pensando da cattolico: nel 1840 pubblica trentanove articoli di Professione di fede anglicana, ma questo non basta: la condanna del mondo protestante è immediata, a Newman non resta che ritirarsi con alcuni amici a Littlemore.

Nel frattempo la sua onestà intellettuale e spirituale lo portano a compiere gli ultimi passi decisivi: nel 1843 pronuncia l’ultimo sermone da anglicano e due anni più tardi,  il 9 ottobre 1845, il beato Domenico Barberi accoglie l’abiura di Newman e di alcuni suoi amici e discepoli che lo seguono nella coraggiosa scelta. Molti di più, tuttavia, restano all’interno del Movimento di Oxford, ritenendo di voler guarire il mondo anglicano dall’interno.

Recatosi a Roma per poter completare la propria formazione cattolica nel 1847 viene ordinato presbitero e il primo febbraio dell’anno successivo fonda la Congregazione Oratoriana di Maryvale, in Inghliterra. 

Convinto dell’importanza dell’apostolato e dell’utilità di una alta formazione cattolica, Newman viene nominato rettore dell’Universià cattolica di Dublino (1851-1858), utilizzando la metodologia inglese di Oxford, attenta a creare legami e sodalizi intellettuali tra studenti, futura classe dirigente del Paese. 

Ostracizzato sia da molti cattolici che da molti protestanti, Newman ribadisce il proprio pensiero religioso in una delle sue opere più note e complete: Apologia pro vita sua. 

Nel 1879 papa Leone XIII lo nomina cardinale diacono titolare di San Giorgio in Velabro, sia per una personale ammirazione del prelato inglese, sia sotto la spinta di innumerevoli suoi discepoli.

Newman non si trasferisce in curia romana nemmeno dopo il conferimento della carica. Il cardinale preferisce invece trascorrere gli anni della vecchia dedicandosi alla preghiera e all’apostolato (pubblica articoli fino al 1885) nella sua amata Inghilterra. 

Si spegne l’11 agosto del 1890 nell’Oratorio di Edgbaston, dopo una lunga agonia.

Sulla sua lapide c’è incisa la scritta Ex umbris et imaginibus in veritatem ovvero “dall’ombra e dai simboli alla verità” una frase di Newman stesso con la quale era solito chiamare il cammino spirituale che lo aveva portato alla conversione religiosa.

Il cardinal Newman è davvero un Giovannino inglese ante litteram: l’onestà intellettuale e spirituale che lo portarono a compiere sempre scelte difficili, controcorrente, prima fra tutte la conversione alla fede cattolica in un Paese protestante, ci ricordano tanto quella “voce della coscienza” che valse a Guareschi non poche magagne, che lo portò prima nel lager, poi in prigione e che lo allontanò per tutta la vita dai riflettori. 

L’onestà è solo una delle caratteristiche che accomunano questi due grandi cristiani, affiancata dalla libertà che entrambi ritennero il bene inestimabile della propria vita: libertà di cambiare e convertirsi e libertà di rimanere fedeli alla Verità, una volta trovata. Una libertà che impugna una spada, su cui vale la pena puntare ogni cosa e sulla quale Newman e Giovannino ancora oggi possono insegnarci tantissimo.


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