Guareschi racconta – La confessione di Peppone

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Così vi ho detto, amici miei, come sono nati il mio pretone e il mio grosso sindaco della Bassa. […] Chi li ha creati è la Bassa. Io li ho incontrati, li ho presi sottobraccio e li ho fatti camminare su e giù per l’alfabeto.»

(Giovannino Guareschi, Don Camillo e il suo gregge)

“Gesù, se Vi ho servito bene fatemi una grazia: lasciate almeno che gli sbatta quel candelotto sulla schiena. Cos’è una candela, Gesù mio?”.
“No” rispose Gesù. “Le tue mani sono fatte per benedire, non per percuotere”. Don Camillo sospirò. Sì inchinò e uscì dal cancelletto. Si volse verso l’altare per segnarsi ancora, e così si trovò dietro le spalle di Peppone che, inginocchiato, era immerso nelle sue preghiere. […] “Le mani sono fatte per benedire, ma i piedi no!”.
“Anche questo è vero” disse Gesù dall’alto dell’altare. “Però mi raccomando, don Camillo: una sola!”. La pedata partì come un fulmine, Peppone incassò senza battere ciglio, poi si alzò e sospirò, sollevato: “È dieci minuti che l’aspettavo” disse. “Adesso mi sento meglio”.
[…] Gesù non disse niente, Ma si vedeva che era contento anche Lui.

Peppone in confessionale aveva detto a don Camillo di essere stato lui a caricarlo di legnate qualche notte prima, d’altra parte aveva anche spiegato di averlo bastonato come avversario politico e non come sacerdote. Don Camillo infuriato se ne va come al solito sotto al Crocifisso e, dopo essersi consultato con il Cristo e ottenuto il permesso di dare a Peppone una bella pedata, parte alla rincorsa del sindaco e fa con i piedi quel che non può con le mani. 

La scena della pedata, tratta dal film “Don Camillo” (1952)

Se la pedata non fosse arrivata, Peppone avrebbe sempre avuto il dubbio di non aver saldato il conto con don Camillo. Tra il prete e il capo dei comunisti, non si tratta semplicemente di aggiornare la contabilità delle botte date e incassate. La loro intesa viaggia su una lunghezza d’onda speciale. Ciò che conta è che nessuno dei due sia in debito con l’altro. E non tanto per una semplice questione di amicizia. Peppone e don Camillo sono i cardini di Mondo piccolo e Guareschi non può permettersi che uno dei due scricchioli. Lo scrittore pretende che ognuno dei due abbia sempre la stessa forza dell’altro. Niente tra di loro deve rimanere in sospeso. Diversamente, il loro mondo finirebbe per disgregarsi.

Tutte le storie che coinvolgono parroco e sindaco, a ben guardare, possono essere lette in questa luce. Dove c’è uno, immancabilmente, arriva l’altro, anche se si tratta di commettere una stupidaggine. Ma sempre con l’intenzione di volere il bene dell’altro. E, quindi, anche di perdonarlo quando sia necessario.

Alcune volte l’uno e l’altro si devono industriare per trovare il mezzo giusto. Ma il Cristo dall’altare maggiore è sempre pronto a suggerire la via migliore. Perchè Guareschi sa che l’unico vero garante del perdono è l’infinitamente buono, inchiodato sulla croce.


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