Citazioni d’uso per vivere guareschianamente – The Sunset Limited

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Citazioni d’uso per vivere guareschianamente

Il mondo di Mondo piccolo attraverso le parole di grandi cristiani

Due uomini, un bianco e un nero, stanno seduti al tavolo di una casa di New York. Non si conoscevano prima di quella mattina, quando il nero ha strappato il bianco dalle rotaie del Sunset Limited, dove si era gettato per suicidarsi. È l’incipit di The Sunset Limitedtesto teatrale scritto nel 2006 da Cormac McCarthy, autore di capolavori come Non è un Paese per vecchi La strada.

Inizia così, attorno al tavolo di quella cucina, un dialogo che tocca i temi della vita, della morte e della fede, in una partita a scacchi tra due visioni opposte. Il nero, ex galeotto convertito, ascolta atterrito le parole del cinico professore bianco, attanagliato dalla disperazione che deriva, come lui stesso afferma, dalla graduale perdita di illusioninei confronti della vita. Questa del resto gli pare un eterno campo di lavori forzati senza possibilità di riscatto e solo chi è abbastanza lucido e coraggioso da accorgersene arriverà, alla fine, alla sua stessa conclusione: l’unica via d’uscita è la morte.

BIANCO: Mi faccia finire. Io non considero il mio stato mentale una visione pessimistica del mondo. Io lo considero equivalente al mondo così com’è. L’evoluzione non potrà non condurre la vita intelligente alla consapevolezza di una certa cosa sopra tutte le altre, e questa cosa è la futilità.

NERO: Mm. Se capisco bene stai dicendo che tutti quelli che non si bevono la visione del mondo dei poveri stronzi si dovrebbero suicidare.

BIANCO: Sì.

McCarthy arriva al succo della questione attraverso le parole del professore e lo fa con una freddezza e una semplicità spiazzanti. Riesce così a cogliere il problema di questa visione capovolgendone il punto di vista attraverso il monologo dell’ex galeotto:

NERO: Credere non è come non credere. Uno che crede alla fine arriva alla fonte della fede e non deve più cercare altro. Non c’è un altro. Ma chi non crede ha un problema. Si è messo in testa di sviscerare il mondo, ma ogni volta che becca una cosa falsa ce ne trova sotto altre due da spiegare. Se Dio dopo aver creato il mondo si è messo pure a girarci in mezzo, allora quando uno si alza la mattina può mettere i piedi per terra senza preoccuparsi di capire da dove è venuta quella terra. Ma se non è così, allora tocca trovare tutta un’altra spiegazione di cosa uno vuol dire quando dice realtà. E tocca giudicare tutto quanto sotto quella luce. Sempre che poi sia una luce […].

Speranza e disperazione, fede e perdizione faccia a faccia mentre il bianco, che in alcuni momenti sembra desiderare la fede quasi con invidia o rammarico, si dimostra incapace di afferrarla e resta fermo sulle sue posizioni pensando ormai di essersi spinto troppo in là.

Sono tanti i rimandi guareschiani suggeriti da questa vicenda, a partire da queste parole del Cristo crocifiso: “Non ti crucciare, don Camillo. Lo so che il vedere uomini che lasciano deperire la grazia di Dio […] è per te peccato mortale perché sai che sono sceso da cavallo per raccogliere una briciola di pane. Ma bisogna perdonarli perché non lo fanno per offendere Dio. Essi cercano affannosamente la giustizia in terra perché non hanno più fede nella giustizia divina, e ricercano affannosamente i beni della terra perché non hanno fede nella ricompensa divina. E perciò credono soltanto a quello che si tocca e si vede, e le macchine volanti sono per essi gli angeli infernali di questo inferno terrestre che essi tentano invano di fare diventare un Paradiso. È la troppa cultura che porta all’ignoranza perché, se la cultura non è sorretta dalla fede, a un certo punto l’uomo vede soltanto la matematica delle cose e l’armonia di questa matematica diventa il suo Dio, e dimentica che è Dio che ha creato questa matematica e questa armonia. Ma il tuo Dio non è fatto di numeri, don Camillo, e nel cielo del tuo Paradiso volano gli angeli del bene. Il progresso fa diventare sempre più piccolo il mondo per gli uomini: un giorno quando le macchine correranno a cento miglia al minuto, il mondo sembrerà agli uomini microscopico e allora l’uomo si troverà come un passero sul pomolo di un altissimo pennone e si affaccerà sull’infinito e nell’infinito ritroverà Dio e la fede nella vera vita. E odierà le macchine che hanno ridotto il mondo a una manciata di numeri e le distruggerà con le sue stesse mani. Ma ci vorrà del tempo ancora, don Camillo”.

Il Cristo sorrise e don Camillo lo ringraziò di averlo messo al mondo.


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