Vanessa Navicelli: due chiacchiere con una scrittrice guareschiana

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I social network si sa, sono degli aggeggi infernali, ma ogni tanto, se usati a modo, si prestano a fare il loro dovere: connettere le persone. Per la verità utilizzo la parola connessionenel senso letterale del termine, con il significato di “mettere in stretta relazione, ricollegare”. Sì, perché siamo molti noi guareschiani convinti, sparsi su e giù per l’Italia, e ogni tanto la tecnologia ci mette in contatto, permettendoci di scambiare storie e materiali, con quel moto di affetto che si adotta nei confronti di ogni amico di Giovannino. Uno tra i più begli incontri tecnologiciè quello con Vanessa Navicelli, un’eccellente scrittrice guareschiana che vive a Piacenza, a cui abbiamo posto qualche domanda, incuriositi dalla sua storia.

Vanessa, quando hai iniziato ad appassionarti a Giovannino Guareschi?

Da sempre! Sono cresciuta con i racconti di Guareschi e con i film tratti dai suoi libri. Da lettrice e da scrittrice lo considero il mio principale punto di riferimento. Mi ha insegnato come l’umorismo sia imprescindibile, pur vivendo o raccontando cose drammatiche. Tra i miei libri preferiti non a caso rientra Diario Clandestino, la massima espressione dell’umorismo come mezzo di salvezza.

Oltre ad essere una lettrice di Guareschi, sei stata anche una vincitrice del Concorso letterario Guareschi del 2005.

Sì, ho vinto il premio Guareschi per racconti inediti nel 2005. Mi ricordo ancora il giorno in cui mi hanno telefonato per avvisarmi che avevo vinto, mentre erano riuniti in assemblea, hanno messo il vivavoce e a un certo punto mi hanno fatto un applauso corale, al telefono. Cose che solo nel Mondo piccolo possono succedere!

Nonostante io abbia vinto altri premi letterari oltre a questo, il premio Guareschi è stato il più bello di tutti, specie umanamente, perché la gente ha riversato molto più affetto qui che in altri contesti letterari. Ciò non è difficile da spiegare: anche se la cultura ufficiale l’ha sempre volutamente ignorato, Giovannino è uno degli scrittori più amati che abbiamo. La gente non lo dimentica. E basta citare lui o i suoi personaggi perché accada la cosa più bella del mondo: le persone sorridono.

Hai avuto altri contatti, nel tempo, con la famiglia Guareschi?

Dopo la giornata di premiazione a Roncole, che è stata un’esperienza fantastica, sono rimasta in contatto con Carlotta. Ogni tanto la aggiornavo su quello che stavo facendo o magari le facevo qualche domanda. Carlotta aveva un modo di scrivere che ricordava incredibilmente suo padre e un grande senso dell’umorismo. Penso, e non sono l’unica, che avrebbe potuto diventare una brava, ottima scrittrice, se avesse voluto. Ma ha scelto di dedicarsi alla sua famiglia e a portare avanti il lavoro del padre. Si è dedicata a questo. Ed è stata grandissima…

Hai detto che l’idea del tuo ultimo romanzo, Il Pane sotto la neve, ha avuto inizio dal premio Guareschi.

Esatto. Il racconto con cui ho vinto era diviso in due parti. La prima parte era la lettera datata 1942 di un figlio al fronte a sua madre. Nella seconda, è la madre, al presente, che parla. Proprio da questa idea e dall’affetto che le persone hanno dimostrato nei confronti miei e del racconto, mi è venuta l’idea di creare una saga che al centro avesse questa vicenda, in cui ogni libro avrebbe avuto come protagonista uno dei membri di questa famiglia contadina nella prima metà del Novecento, sulle colline dell’Emilia al confine con la Lombardia. Un romanzo storico, di narrativa popolare, in cui ho messo tutto l’immenso amore che nutro per quella gente e per quel periodo storico, durissimo, ma anche segnato da un forte senso di comunità, di legami che oggi si sono un po’ persi, purtroppo. Quando bastava davvero poco per essere felici e quando l’ego individuale non era il centro di tutto. Un buon modo per riscoprire le proprie radici.

Così, per tre anni, mi sono dedicata a interviste, studio dei personaggi, dell’ambientazione, creando l’ossatura dei romanzi che poi ho iniziato a scrivere. Senza Giovannino Guareschi e il concorso a lui dedicato, probabilmente non avrei scritto nulla di tutto questo. Del resto Carlotta lo diceva sempre “mio padre porta fortuna”. Credo che sia proprio così.

Oltre ad essere stata la tua ispirazione per scrivere i tuoi romanzi, come pensi che influisca in generale l’insegnamento di Giovannino Guareschi sulla tua scrittura?

Ho presentato Il pane sotto la nevecirca un mese fa in provincia di Piacenza. Come dicevo prima, questo libro è il primo di una serie che nello specifico si chiama Saga della Serenella. La Serenella è il nome colloquiale del lillà. Io sono cresciuta in campagna e per me è normale chiamarla così, ma da quando vivo in città mi sono accorta che nessuno dei miei amici sapeva cosa fosse! Tutti la conoscevano solo come lillà. In una mail ricordo di aver chiesto a Carlotta se in provincia di Parma si usava il termine Serenella o no: “Certo che sì! Lillà è il modo in cui la chiamano quelli di città, ma per noi gente di campagna è la Serenella. Ne abbiamo anche una bella pianta proprio davanti al Club dei Ventitré!”

Questo mi è sembrato l’ennesimo legame con Giovannino Guareschi: proprio la Serenella che nella mia saga fa da filo conduttore, da osservatore silenzioso nei momenti più importanti faccia bella mostra di sé davanti alla sede del Club mi ha allargato il cuore.

Devo dire che oltre a questi episodi che mi rimarranno nel cuore, in generale Giovannino Guareschi influisce molto sul mio modo di concepire la realtà e di scrivere. A ogni presentazione di questo romanzo, ma anche durante quelle dei libri per bambini (ne ho pubblicati due, uno sulla pace e uno sulle emozioni, nel mio sito trovi tutto: http://vanessanavicelli.com/), parlo sempre di Giovannino. Fa parte di me, di quello che sono, sia come persona sia come narratrice. Durante i miei interventi nelle scuole lo utilizzo per spiegare cosa significa il rispetto profondo, incentrato sull’umana pietà, dell’umorismo).

Come è possibiule trovare informazioni sul tuo libro e metterci in contatto con te?

Sulla mia pagina Facebook, Vanessa Navicelli, s’è creata una grande comunità di lettori che mi scrivono quasi quotidianamente, che hanno voglia di condividere quello che pensano del romanzo, questo è sicuramente il modo migliore per entrare in contatto. Non avendo mezzi di promozione ogni informazione sul mio libro e ogni lettore in più è frutto di un passaparola e di un’apprezzamento sincero e reale, una cosa bellissima.

Ho anche un sito internet dove parlo del mio romanzo: http://vanessanavicelli.com/pane-neve/e della saga completa http://vanessanavicelli.com/saga-serenella/. Guareschi ha creato un Mondo piccolo che in realtà è immenso, in cui ognuno di noi si può ritrovare. A modo mio cerco di creare un Mondo minuscolo, che come quello di Giovannino è popolato di gente semplice, impregnato di valori eterni, che permette di guardare al futuro nella consapevolezza di chi eravamo.


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