Guareschi racconta – Ciro degli Oppi

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Così vi ho detto, amici miei, come sono nati il mio pretone e il mio grosso sindaco della Bassa. […] Chi li ha creati è la Bassa. Io li ho incontrati, li ho presi sottobraccio e li ho fatti camminare su e giù per l’alfabeto.»
( Giovannino Guareschi, don Camillo e il suo gregge )

È facile definire il denaro come sterco del demonio, poi comunque i conti con la ricchezza bisogna farli. E, messo così, il problema sembra ancora eludibile. Allora si può invertire la prospettiva e pensare che, comunque, bisogna fare i conti con la miseria. A questo punto parlare del denaro non è più un lusso. E bisogna stare attenti a trattare con la povertà degli altri, perchè non è facile da misurare.

Peppone e i suoi, nel racconto Lo scherzo, commettono esattamente questo errore con Ciro, uno della loro banda. Per mezzo di una finta radio e un magnetofono, gli fanno credere di aver vinto al Totocalcio. E lui, invasato dalla notizia, lascia la Casa del popolo, torna a casa e brucia tutti i mobili. Quando Peppone gli dice che è stato uno scherzo, l’uomo è costretto a tornare con i piedi per terra. Poi, per ripicca, brucia la tessera del partito. I suoi compagni sperano che gli passi ma un rabbioso del Totocalcio come Ciro non può sopportare una burla del genere.

Un po’ di tempo dopo capita che don Camillo se lo veda comparire davanti con la richiesta di fare da padrino al nipote: ha colto al balzo l’occasione dello sherzo, di cui aveva capito tutto, per togliersi dal partito senza avere grane. E ora, dice al parroco, non c’è bisogno di dare pubblicità alla cosa.

“L’importante è che lo sappia quello là”. Il Cristo dell’altar maggiore difatti lo sapeva e non si offendeva a farsi chiamare “quello là”. C’è fior fior di gente pia che bacia i gradini dell’altare e chiama Gesù “Nostro Signore Gesù Cristo”, ma che, per amor di Gesù, non sacrificherebbe neanche un bottone. Ciro digli Oppi lo chiamava come lo chiamava ma, per amor di Gesù, aveva sacrificato anche il letto e dormiva per terra.

L’attenzione del racconto si sposta allora su un altro genere di maledetti, non i poveracci del Totocalcio , ma le persone per bene che parlano al Signore in punta di galateo, senza essere disposte a sacrificare neppure un bottone.

Molto meglio il povero Ciro che, alla fine, diventa il luminoso protagonista della leggenda del santo giocatore.

Tratto da: Il catechismo secondo Guareschi  di Alessandro Gnocchi



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