Una giornata speciale a Casa Guareschi

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Siamo entrati spesso in Casa Guareschi nell’ultimo periodo. Ogni occasione è buona per fare un salto alle Roncole, anche solo per salutare, o con la scusa di voler chiedere qualcosa che proprio al telefono non si riesce a risolvere, giusto per sentirsi qualche minuto a casa e conservare quella sensazione per un po’.

Tornare nella Bassa d’estate poi è qualcosa di speciale. Il sole ha un colore preciso, così come l’odore dell’asfalto e dell’erba che secca nei campi, i rumori sono attutiti da una calura che non esiste altrove e tutto sembra muoversi lento, in un orizzonte che induce a perdere la cognizione del tempo. Mondo piccolo d’estate ha un fascino tutto suo, perché i racconti di Guareschi prendono forma assieme al paesaggio e lasciano sulla pelle una speciale malinconia per un tempo nel quale non si ha mai vissuto, ma si vorrebbe tornare.

D’estate dunque la Bassa è più “casa” del solito e domenica 23 giugno questa sensazione l’abbiamo sentita in modo particolare. Un po’ perché il Caffé Letterario, periodicamente organizzato dal Club dei Ventitrè riunisce vecchi amici, consolida nuove conoscenze e permette incontri, anche inaspettati, che danno veramente l’idea di trovarsi nel salotto di un amico. Un po’ perché l’atmosfera è raccolta, la casa è viva e perché domenica, in occasione della presentazione della prima raccolta degli articoli di Guareschi per i”Il Borghese” (1963-1964), L’Italia sulla Graticola, abbiamo potuto parlare di un Giovannino meno conosciuto, ma che ci è stato da subito il più caro fra tutti i Giovannino che abbiamo incontrato. 

Alessandro Gnocchi, che è mio papà, ha raccontato l’ultimo Guareschi, quello del “Borghese”, appunto, che, a discapito di quello che la vulgata politicamente corretta vociferava ai tempi, non era un uomo finito. Era solo un uomo emarginato, perché ostile al compromesso e irrinunciabilmente fedele al proprio credo. Un “intellettuale di razza”, così viene definito nella prefazione del volume, che non solo aveva analizzato lucidamente la realtà (come la “razza degli intellettuali” invece non vuole fare), ma che aveva fatto previsioni puntualmente avveratesi. E naturalmente non era stato creduto, perché ancor prima non era stato capito. Uno scrittore addolorato dal fatto di non essere ascoltato, di avere la vocazione della comunicazione e il timore di non poter trasmettere il suo pensiero. Un uomo che scrive al proprio postero nel disperato tentativo di inserire il proprio messaggio in una bottiglia, sperando che qualcuno, chissà quando, lo possa ricevere.

Prima della presentazione degli scritti per “Il Borghese” abbiamo assistito alla performance del Border Trio (nella foto qui sotto), un gruppo di amici che musicano alcune tra le più belle letture guareschiane. Nessuno aveva idea di quanto calzasse a pennello la fisarmonica con i racconti di Giovannino. E tutta la sala, per quante volte avesse letto e ascoltato quelle pagine, ha riso, ha pianto e si è commossa di nuovo. A fine dell’esibizione ci hanno confidato di non essersi mai esibiti in un’atmosfera così accogliente e noi, sotto sotto, di questo ci siamo sentiti orgogliosi.

Una domenica di letture, musiche e nuovi amici alle Roncole, un’occasione unica nella quale abbiamo conosciuto Alfio Krancic (nella foto in alto con Egidio Bandini), vignettista del “Giornale”, a cui è stato consegnato il premio Mondo piccolo 2019: Lui forse non lo sa, ma ci ha fatto sentire un po’ meno soli. Krancic appare subito come un uomo dall’intelligenza acuta, tipica di chi, come Guareschi, è abituato a guardare il mondo per coglierne il lato umoristico, che solo in pochi privilegiati sono in grado di tratteggiare a matita con ironia essenziale. Uno sguardo profondo e amico, quello di Krancic, che non stona per nulla con i modi semplici di chi, come noi, è abituato a non essere al centro della scena.

Ci è piaciuto subito e non ci è voluto molto. Abbiamo capito subito che è uno a posto quando, al momento di ritirare il premio, ha detto di esserne molto contento perché lui di premi, essendo sempre stato un politicamente scorretto molto rigoroso, non ne ha mai vinti. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo. “Questo è dei nostri”, abbiamo pensato, e ci siamo sentiti un po’ più leggeri, perché quando l’emarginazione smette di essere un problema personale e diventa un problema di categoria, allora è tutta un’altra cosa. E anche questo è un insegnamento di Giovannino.

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