FILOSOFIA CAMPESTRE, STORIA DI UN CONTADINO MOLTO LIBERO

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Raffaele è un contadino, uno di quelli che oggi si chiamano “coltivatori diretti”, ma a lui non piace questo termine: non capisce perché i nomi di sempre non siano più adeguati al mondo di oggi, contadino, del resto, è molto meglio.
Vive a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, è sposato con Chiara ed è padre di due bambini, Lucia e Leone, e nella sua piccola azienda agricola produce olio, quello buono.

Raffaele come hai iniziato questa vita?

A differenza di quella di molti ragazzi, che hanno iniziato a lavorare nelle aziende dei genitori, la mia vita quindici anni fa era molto diversa: ho studiato come orafo. Avevo fatto un corso di specializzazione e me la cavavo bene nel mio lavoro, avevo fantasia e manualità, ma è come se la mia anima e l’oro non andassero d’accordo, non faceva per me. E così un giorno, per caso o per Provvidenza, ho incontrato un contadino che si è definito “cesellatore di zolle”. Mi ha spiegato che il lavoro del contadino nei campi, visto dall’alto, assomiglia molto al lavoro di un orafo. Il contadino cesella i fazzoletti di terra con tale cura e precisione che ogni lembo visto dagli uccelli del cielo è perfettamente in armonia e al suo posto, come un piccolo gioiello prezioso. Questa cosa mi ha colpito così tanto che ho capito quale fosse la mia strada.

Cosa caratterizza il tuo fazzoletto di terra come Mondo piccolo?

Se facessi il contadino come molti oggi, baderei solo a far quadrare i conti e ad avere sempre di più. Invece ho deciso di fare questa vita seguendo gli insegnamenti del Vangelo e la filosofia di Guareschi, prima di ogni altra cosa praticando la libertà, quella vera, che mi fa rispondere delle mie azioni solo al Padreterno e non a questa società. Poi, seguendo la tradizione, facendo le cose così come sono state tramandate di padre in figlio e, per ultimo, praticando la carità cristiana in questo mondo rurale e cortese che ancora resiste nelle nostre campagne e, anche se sta perdendo la fede, grazie a Dio ha conservato molta di quella umanità che ho ritrovato nelle storie del nostro Giovannino.
Ecco perché la mia azienda è un Mondo piccolo, perché proprio come nel paese di Peppone e don Camillo non c’è nulla di perfetto, ma tutto è incredibilmente reso più bello dalla Grazia.
Vorrei che questo mio piccolo mondo potesse essere la testimonianza che si può, o meglio si deve, vivere sganciati dal capitalismo e dal consumismo becero nel quale siamo immersi e che il Signore vede e provvede e non abbandona chi ricerca la sua giustizia. Non cerco di arricchirmi, ma di vivere onestamente e tramandare ai miei figli quel che di buono ho ricevuto. Questo mi basta e se desiderassi di più il mio non sarebbe più un Mondo piccolo.

Quali sono i valori di Guareschi che senti più tuoi?

Ci sono delle frasi che mi sono rimaste nel cuore e che cerco di mettere in pratica ogni giorno.
La prima di tutte è la prima storia introduttiva dei racconti di Mondo piccolo: “Io abitavo al Boscaccio,nella bassa, con mio padre, mia madre e i miei undici fratelli (…) Mia madre mi consegnava ogni mattina una cesta di pane, un sacchetto di mele o di castagne dolci, mio padre ci metteva in riga nell’aia e ci faceva dire ad alta voce il Pater Noster: poi andavamo con Dio e tornavamo al tramonto.”
Questa storia di Gaureschi rispecchia il mio modo di vivere e il modo in cui cerco di educare i miei figli, che devono essere liberi e senza timori perchè sostenuti sempre dalla fede.
Un’altra frase che mi ha colpito si trova in Don Camillo e i giovani d’oggi: “Il “progresso” ha preso il posto di Dio nell’anima di troppa gente e il demonio, quando passa nelle strade degli uomini, non lascia più puzza di zolfo, ma di benzina e che il Pater Noster non dovrebbe più dire “liberaci dal male” ma “liberaci dal benessere”. I contadini perdono le loro tradizioni per una sorta di “comodità capitalistica”, perché il mondo di oggi ci fa credere che non ce la faremo mai se non ci adeguiamo alle regole che fanno girare i meccanismi infernali della società moderna. E allora non si fanno più i prodotti di una volta, perché richiede fatica e rende di meno. E, di conseguenza, non si fanno più i figli, perché sono un costo.
Tanto si sa, oggi si trova tutto al supermercato, ogni cibo con lo stesso sapore annacquato e basso prezzo:ma attenzione, il demonio ci attacca anche attraverso il palato. Dopo aver abbattuto la fede, dopo aver diluito la morale, alla fine appiattisce i sensi, prima di tutto il gusto. Quando iniziamo ad abituarci al fatto che tutto ha lo stesso sapore, che non importa chi produce cosa, allora iniziamo a perdere la concezione di quel Mondo piccolo che vive di quel che produce, che è un intreccio di tradizione, fede e carità e che dietro a una bottiglia di olio forse ci sta dando qualcosa di più.
Ma siamo ancora in tempo a fare marcia indietro, a fare buon uso della libertà che il Buon Dio ci ha dato, per vivere coerentemente con ciò che crediamo e nella consapevolezza che molti ci hanno preceduto e che, forse grazie al nostro esempio, qualcuno deciderà di seguirci.

Un’illustrazione di Raffaele


1 Comment

stefano · Novembre 22, 2018 at 5:00 pm

Semplici parole che però danno ottimi spunti per ritornare a gioire delle cose essenziali per ritrovare la gioia di vivere e salvaguardare le nostre Radici Cristiane

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