BREVI PILLOLE DA “L’ITALIA SULLA GRATICOLA” – Prima parte

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Il lettore che si affaccia per la prima volta sui brevi trafiletti del volume “L’Italia sulla graticola” che raccoglie gli scritti e i disegni per il Borghese di Giovannino Guareschi, durante gli anni 1963-1964, non può rimanere indifferente. Per quanto guareschiano egli sia, per quanto conosca gli ingranaggi che muovono le rotelle del nostro scrittore, si stupirà pensando che ciò che legge è stato scritto negli anni Sessanta. Nell’era del boom economico, in cui l’Italia sembra prosperare e guarda al futuro piena di speranza mal riposta, Giovannino, in grado di guardare un po’ più in là, sempre da un ramo più in alto, sempre controcorrente e libero, riesce a cogliere le storture, i paradossi e i problemi che stanno per nascere, traendone, già in quegli anni, le estreme conseguenze. E se sorridiamo di fronte allo schietto umorismo con cui Guareschi ci racconta il bel Paese, sappiamo che si tratta del sorriso amaro, di chi sapeva che le avrebbe azzeccate tutte, ma proprio tutte e che forse, se fosse stato ascoltato, chissà.

Per tutti questi motivi abbiamo deciso di rendere omaggio a Guareschi, noi suoi posteri diletti e di pubblicare brevi pillole dei suoi scritti, avvertendo il lettore più gracile che queste, probabilmente, non sono letture per lui. 

Ma del resto Giovannino non se ne è mai scusato, e non lo faremo neanche noi. 


CANZONETTE CRISTIANE 

la RAI-TV insiste tanto nel farci ascoltare e riascoltare quella lagna (scaturita da qualche festival della canzone Cristiana di Assisi) intitolata O mio Signore che riuscirà facilmente a rendere impopolare l’Eterno Padre. 

Magari soltanto perché lo Stesso non fulmina, assieme ai dirigenti della RAI-TV, lo sciagurato che cerca di convincere il Signore a spingergli fra le braccia una non meglio identificata sgualdrinella.

(fine pezzo non pubblicato)

ABBASSO IL LATINO 

Nelle scuole secondarie cecoslovacche è stato reso obbligatorio l’insegnamento del latino.

L’Italiano del “miracolo culturale” elimina, invece, dalle scuole, l’insegnamento del latino, vuoi perché si tratta di una lingua morta, vuoi perché con l’aiuto del P.P. Pasolini, ha scoperto nel romanesco dei bulli di Trastevere la lingua madre.

(9 aprile 1964)

NEGRISMO

Il lettore R. S. di Palermo mi segnala quanto pubblicato nel numero 46 del settimanale “Oggi” diretto dal marxista bolognese Lamberto Sechi. 

“Il 22 novembre le poste Vaticane emetteranno in circolazione due nuove serie di francobolli da tre valori ciascuna. La prima riprodurrà la Natività eseguita dallo scultore africano Andrea Bukuru in cui il bambino è un grazioso negretto…”

Io non ho niente da rispondere: se la notizia risulterà vera, io non potrò certo osare di mettermi in polemica con gli esperti vaticani di Cristologia.

Se Gesù Cristo era un negro e non di pelle chiara, io non posso fare altro che prendere atto del mio errore e abbassare il capo doppiamente vergognoso. 

E questo perchè nel 1961 io ho scritto e pubblicato un racconto della serie “Mondo piccolo” in cui don Camillo se la prende col giovane curato che aveva allestito il Presepe sistemando sopra il tetto di paglia non di due soliti angioletti oro e panna, ma un solo angioletto candido e l’altro pitturato di nero. Certamente, apprendendo che Cristo era un negro, c’è da guardare con occhi perplessi la famosa profezia di Malachia, quella in cui parla del papa negro e via discorrendo. 


Categories: Il Borghese

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